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Quando la demagogia contamina la democrazia

12 Dicembre 2009 alle 22:04

In tempi più seri della storia d’Italia, una faccenda come quella dello Spatuzza e dei fratelli Graviano, avrebbe certamente travolto il governo e le Istituzione in una vergognosa debacle. È inconcepibile che l’attuale presidente del Consiglio e il suo sodale Marcello Dell’Utri, siano accusati di associazione esterna alla mafia e, addirittura, di essere stati gli strateghi che hanno programmato le stragi di Capaci, di via D’Amelio e quella dei Georgofili del 26 e 27 maggio 1993. Dopo sedici anni scopriamo, mercé la delazione SOFFERTA del pentito, SIGNOR Gaspare Spatuzza (una cinquantina di assassinii e un ragazzino di undici anni sciolto nell’acido per una vendetta e ne parliamo con un distacco che disonora la pietà umana, siamo all’indifferenza più immorale e trattiamo quest'aguzzino da Dachau, da Auschwitz, come un nostro pari, con la dovuta amabile cortesia), che la mafia di Totò Riina era agli ordini di Berlusconi e del suo colonnello Marcello Dell’Utri. Una bomba atomica l’aveva definita Gianfranco Fini qualche ora prima (in una confidenza allegrotta ed estemporanea fatta in un fuori onda senza avvedersene) che lo Spatuzza, il delatore – datosi agli studiamenti teologici, baciato dalla Provvidenza manzoniana – spiattellasse con grande contrizione la direzione attiva dei due personaggi, Berlusconi e Dell’Utri, nelle stragi di mafia di quegli anni di sangue. D'altronde c’è poco da meravigliarsi, quando i giudici, quelli soliti, i violanti, (quelli che violano)dovevano far piazza pulita per garantire il potere agli amici di partito, non esitavano nemmeno con Andreotti che doveva per forza aver baciato sulla bocca Totò Riina in uno scambio affettuoso di bacilli mafiosi che dalla saliva scendevano direttamente al cuore... Così come fece Bruto per impedire al suo padrino, Cesare, d’assoggettarsi la Repubblica. Così parla Di Pietro che paventa (ma finge, egli auspica) moti di piazza contro il tiranno.

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