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Politica e giustizia

12 Dicembre 2009 alle 21:34

In questa guerra civile senza quartiere, dominata anche da tanti partiti diversi da quelli tradizionali (fino a quello dei magistrati), tutti hanno paura delle elezioni anticipate: Fini, impegnato in un progetto di lunga durata, che, altrimenti, si frantumerebbe subito; Berlusconi, che non è sicuro di guadagnarci, come io penso con tanti; il Pd, che sa di non poter risalire dal fondo dell'abisso in cui si è precipitato, fin quando (quando?) non riuscirà a recuperare un minimo di credibilità; Di Pietro che, forse, si è reso conto di aver tirato troppo la corda, per cui, ultimamente, ha smesso almeno di offendere il capo dello Stato, che tanti punti gli ha fatto guadagnare nei sondaggi. I soli che, forse, sperano di guadagnarci sono Bossi, Casini (e i transfughi che lo hanno raggiunto o sperano di raggiungerlo) e l'armata brancaleone dell'estrema sinistra. Ma anche a questi, forse, sembra opportuno, per il momento, non modificare il viscido status quo esistente. E tutti fanno finta di meravigliarsi dello di Berlusconi, anche se da tempo sono tutti convinti che bisogna riformare la giustizia, confermato dalle parole di Bersani oggi riportate dal "Corriere": "Vogliamo le riforme", anche se tutti vogliono dare ad intendere che è il "nemico" ad ostacolarle. Vorrei richiamare le parole di Piero Ostellino, pubblicate sul "Corriere" del 28 novembre: "mancanza di etica della responsabilità, da parte della Corte costituzionale (...) richiamerebbe la Consulta al senso di responsabilità di un organo politico quale essa è, invece di fare politica mascherata da giurisprudenza". Potranno pure dargli del testa calda, ma nessuno potrebbe bollarlo di berlusconismo. Solo che non si lascia distrarre da battute colorite di gente che non ha proposte da avanzare.

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