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11 Dicembre 2009 alle 18:41

Rari, ma ci sono giorni di sole per noi scorretti veterani di tutte le battaglie di retroguardia. Dopo il discorsone del Nobel per la Pace dopo la Guerra Giusta, corredato del più trito Esempio Storico 1938, se ne venivano rimurginando varie opportunità e conseguenze, come: converrà mandarne a memoria i passi salienti per usarli come insormontabili scongiuri antipacifisti, o magari questi ultimi sono folgorati e dispersi tanto da non riuscire più a mettere insieme uno straccetto di corteo? Sarebbe troppo rimpiangere l’omessa citazione dei predecessori nella dottrina e nell’azione, dai padri della Chiesa sino all’ultimo coraggioso chief-in-chief? Chi in Italia oggi esponesse la bandiera americana sarebbe incolpabile, costituzionalmente parlando, di apologia di reato? E, si parva licet, quella del Cav può definirsi guerra giusta? Ed ecco, proprio a quest’ultimo proposito, il GR1 riferire la raffica di “no” di un Graviano brother, che fa giustizia di spatuzzerie e di speranzielle in un nuovo processo Andreotti: si ha un bel dire, come Fini, che “occorre avere fiducia nella magistratura”, ma se si è assolti dalla stessa mafia si sta più tranquilli. I giustizialisti portino pazienza, la fantasia non manca e non farà mancare altre occasioni: almeno per oggi tacciano.

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