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Fini ci è o ci fa? D'Alema invece fa da par suo

11 Dicembre 2009 alle 21:43

Secondo il presidente della Camera Gianfranco Fini la deposizione dei Graviano, testuale dal Corriere, «dimostra che occorre avere fiducia nella volontà e nella capacità della magistratura di accertare la verità». Dispiace dirlo ma, a parte il fatto che la verità secondo il Fini-pensiero non è ancora stata sentenziata, questa è un'affermazione che, nella più ottimistica delle interpretazioni, dimostra malafede. Non mi riesce infatti di definire buon magistrato inquirente uno che, raccolta una testimonianza, la porta al dibattimento (con innovazione del primo grado in un processo di appello sul quale, benevolmente, sorvolo) non dico senza ricercare le prove, ovviamente non cercate, ma in tutta evidenza senza nemmeno verificare la concordanza delle testimonianze, così, giusto per tentar di sfregiare la reputazione di sappiamo noi chi. Questo palese comportamento, evidentemente, sta bene al Presidente Fini. Oppure, ma spero per lui non sia così, non se ne accorge. L'On. D'Alema invece si esercita nella neo-lingua. Secondo lui: A) Spatuzza è un pentito, quindi dice il vero; B) Se i Graviano avessero confermato sarebbe stata provata la tesi dell'accusa; C) Dato che non l'hanno confermata questo dimostra solo che i Graviano sono mafiosi non pentiti. Il solito comunista.

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