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Il fascino del viola

7 Dicembre 2009 alle 18:30

Può darsi che sia ingenuità la mia, quella di considerare in buona fede i piddiessini che, dalla scomparsa del glorioso PCI, ondeggiano fra il dire e il fare e stanno sempre lì, peggio di prima. C’è Bersani, il nuovo commodoro insediato al “Loft”, che sembra saperla lunga sulle manovre che un partitone (grosso partito) di sinistra deve compiere per abbordare la realtà socio-politica con speranze di attraccare alla fiancata. Già con il “No B-Day” ha negato lo sbarco dei suoi sotto le insegne del partito e ha solo tollerato la libera uscita della Rosy Bindi che non vedeva l’ora di fargliela pagare a quel cafone del Cavaliere che la derise come donna piuttosto bella più che intelligente. Il piacere di gridare al mafioso che occupa Palazzo Chigi: “DI MIS SIO NI !” non se lo sarebbe perduto nemmeno per tutto l’oro del mondo. La folla le faceva coro e la intelligentissima Rosy s’è sentita gratificata dall’incoraggiamento solidale del suo popolo di sinistra che con lei intimava al Cavaliere le dimissioni. Non importa se poi i valori raccolti son tutti rastrellati dal croupier Di Pietro che fa incetta di fiches per le giocate che al casinò di Montecitorio saranno sul banco della roulette votatoria. Un gioco di colori: dal viola della piazza, al display luminoso del Parlamento.

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