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I tagli? Tagliati.

7 Dicembre 2009 alle 14:00

In campagna elettorale era cosa fatta: via le province, via le comunità montane al mare. Meno di due anni dopo, senza che nessuno si degnasse di spiegarci come e perché le stesse fossero diventate indispensabili, il progetto è immiserito a un taglio di poltroncine e poltroni. Che oggi viene insabbiato senza contrasti. Anche Calderoli non sembra troppo contrariato. Chi è convinto che la priorità di un governo sia ridare all’economia uno slancio perso da molti lustri; che perciò occorra lasciare più quattrini in tasca ai contribuenti; che perciò unico mezzo sia tagliare di brutto i costi improduttivi; chi è convinto di tutto questo non voterà mai a sinistra, perché sa che lì statalismo e assistenzialismo sono dottrina. Ma se neppure due quinti di legislatura sono sufficienti al “suo” polo per varare miserie di provvedimenti come questo, perché dovrebbe votare ancora a destra? Lo capiranno mai che mezzo Brunetta in più e mezzo punto di Irpef in meno raccolgono consensi quanti nemmeno cento separazioni delle carriere (che tanto, Violante volente o nolente, non vedremo mai)?

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