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A cipolla e a cucù

7 Dicembre 2009 alle 18:00

Mi fu regalato da mia moglie anni fa. Trovo sia bellissimo, è l’oggetto più prezioso che ho, sia perché ha un significato che perché esteticamente non ha eguali tra le cose che possiedo. Ingranaggi e meccanica infallibile, o quasi, la catenella elegante, il quadrante sobrio protetto da un coperchietto, la cassa d’argento rifinita lievemente. E’ stilisticamente meraviglioso ma non lo indosso mai perché è scomodo, ho paura di bagnarlo, di sporcarlo, di scheggiarlo, gli preferisco il più banale orologio da polso. Così come il mio orologio trovo sia meraviglioso ma finisco per dimenticarlo nel cassetto, così ci dimentichiamo di Dio, del Suo meccanismo quasi-perfetto (quel quasi sono l’aborto, il Darfur, le favelas di Rio e tanto altro) e della bellezza che ci propone. Ma sappiamo sotto sotto che c’è. Ha ragione Marco Barbieri su Il Foglio di mercoledì “Che l’italia sia un paese cattolico lo credono solo i miscredenti. L’Italia è un paese protestante, senza chiese protestanti, né etica protestante”. Ha ragione, ma fino ad un certo punto. Sotto sotto cristiano-cattolici lo siamo tutti, non ci sentiamo uguali agli islamici, anche quelli come me che non lo sono sentiamo di esserlo se ci poniamo seriamente la questione. La stessa Svizzera degli orologi a cucù non è cristiano-cattolica fino a quando non si pone la domanda. Il Dio cattolico è semplicemente finito nella melassa delle Caritas e dei mass-media, occultato da aperitivi e shopping.

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