cerca

Mr. President, where's the change?

1 Dicembre 2009 alle 11:40

A poco più di un anno dalle elezioni, mi piacerebbe tirare un primo sommario sui risultati finora ottenuti dall'amministrazione Obama: la parola chiave della sua campagna elettorale è stata "change", ma, francamente, di cambiamenti se ne sono visti ben pochi. Tre esempi per tutti: 1. Il neo-Nobel preventivo per la pace ha appena mandato 30.000 soldati in più in Afghanistan, alla faccia di chi si aspettava un ritiro immediato dalle zone di guerra alla Zapatero. 2. In Luglio Michael Taylor, già protetto di Clinton nonché ex-vicepresidente della Monsanto (potentissima azienda leader nei prodotti geneticamente modificati e detentrice del brevetto sul famigerato ormone della crescita dei bovini, vietato in Europa ma legale in USA), è stato nominato a capo della Food and Drug Administration: come dicono in molti, anche democratici, la volpe a guardia del pollaio. 3. La riforma sanitaria, sempre che superi lo scoglio al Senato, avrà come risultato quello di portare più soldi nelle casse delle assicurazioni, visto che rende l'assicurazione obbligatoria per tutti, senza risolvere i gravi problemi che affliggono la sanità americana, primo fra tutti il fatto che un'assicurazione può negare un pagamento per i motivi più pretestuosi, tipo aver sbagliato a compilare un modulo, e che per avere indietro propri soldi un assistito deve ricorrere ad un costosissimo avvocato, con esiti incerti, o, come avviene sempre più spesso, ad un ancor più costoso arbitrato. In definitiva, mi sembra che a Washington continuino, come in passato, ad imperare le lobby e che, alla fine, Obama sia solo un bravo oratore che s'è trovato al posto giusto al momento giusto ma nulla di più.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi