cerca

Se il Fini giustifica i mezzi

10 Novembre 2009 alle 21:35

Eterno pupillo, in quasi mezzo secolo di attività politica Faccetta Nera è stato nell’ordine: delfino missino in trench e megafono, aennino, quindi di nuovo principe ereditario ma questa volta più trendy: lampadato, in doppio petto e cravattone rosa; un po’ liberal, un po’ radical (chic), riformista. Non gli si può rimproverare, come recentemente è stato fatto con D’Alema per il suo passato comunista, di essere stato fascista. Questo è un lusso che non gli si può concedere. Semmai gli si può addebitare di non esserlo stato. E non perché dovesse esserlo, sia bene inteso. Ma soltanto perché così come non è stato antifascista ieri e fascista ieri l’altro, non è un liberale di destra come si definisce oggi, e allo stesso modo non sarà nulla di tutto quello che dica di essere in futuro. E’ un uomo di potere: nelle viscere, nell’angolo più profondo dell’anima, riamane quello che è sempre stato: il plenipotenziario di via della Scrofa. Lo avvicina a D’Alema l’amore per il bastone e null’altro. Adesso siede sullo scranno più alto di Montecitorio. E a buon diritto. Poiché nessuno lo meritava più di lui, il galantuomo impeccabile dall’aplomb anglosassone, maestro sublime del politically correct. E lo ha dimostrato coi fatti. Finora è stato l’unico ardito capace di denunciare la struttura cameratesca del partito e l’incapacità del capo del governo di distinguere il suo personale primato con la monarchia assoluta: e se lo dice lui, c’è da crederci.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi