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Gianfranco il successore di successo

9 Novembre 2009 alle 19:15

Non sono destinatario dei consigli di Gianfranco Fini il liberaldemocratico, perché non più ventenne, e per giunta liberaldemocratico da quando lui era ancora all’abbecedario: posso risparmiarmi acquisto e lettura della sua ultima fatica, ma grazie all’ottima Marina Valensise ritenermi comunque informato di come la pensa (oggi) il Presidente, e da quale sacco cava la sua farina. Non ricordo quale profetico avversario repubblicano gelò pubblicamente Clinton, che alla prima elezione si presentava come il nuovo Kennedy: “senatore, io ho conosciuto J. F. Kennedy: senatore, lei non è J. F. Kennedy”. Un esempio spropositato per definire la distanza che separa Fini dal suo predecessore. Giorgio Almirante, assolti i propri doveri cerimoniali nelle adunate dei camerati, teneva in parlamento una linea democratica e libertaria, col risaputo obiettivo strategico di portare i voti postfascisti, già salvati alla politica, a pieno titolo nel cosiddetto arco costituzionale (“sdoganamento” completato guardacaso da Berlusconi, piaccia o no il termine allo sdoganato). Senza ambizione personale non si dà uomo pubblico, certo, ma proprio il confronto col predecessore fa sembrare il Fini d’oggi mosso più da obiettivi di carriera che di politica generale. D’altronde, e in ultima analisi, si può paragonare un successore a un fondatore (ieri Almirante, domani magari Berlusconi)? Non c’è partita. Riconosciamo però che Gianfranco è simpatico almeno quanto D’Alema, e non meno spiritoso: “nel Pdl mi disturba l’aria da caserma”, detto da chi sino a ieri trattava i suoi “colonnelli” a cazziatoni e degradazioni, fa proprio ridere.

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