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Social leghismo

21 Ottobre 2009 alle 12:38

L'uscita di Tremonti sul "posto fisso" ha il sapore di una battuta propagandista in vista delle elezioni regionali del prossimo marzo. Ma una battuta a favore di chi? Forse della Lega, che si appresta a lasciare il governo della influente Lombardia al PDL e a tenere per se quello del Veneto (se Galan non rompe), e che deve aver chiesto, per bilanciare, impegno politco. Quello di sostenere le proprie battaglie nel corso della campagna elettorale. E siccome il successo della Lega alle ultime elezioni è venuto dal basso, dalla pancia dolorante dell'elettorato del Centro Nord colpito dalla crisi, operai e impiegati, ecco allora nelle parole di Tremonti i toni del populismo. Nè stupisce che Berlusconi si sia affrettato a confermare. Da tempo ormai, da quando le disavventure familiari, personali e giudiziarie, ne hanno indebolito la leadership, il Cavaliere è sempre di più sotto schiaffo del suo "migliore alleato" , la Lega, che oggi fa sentire in maniera sempre di più robusta la sua voce. E'un caso che la battuta sul "posto fisso" sia uscita proprio da un antico simpatizzante del pensiero leghista? E' un caso che a dirigere "Il Giornale", nei modi e con i toni barricaderi che abbiamo imparato a conoscere ci sia Vittorio Feltri? Altro robusto simpatizzante della Lega che si è fatto conoscere guidando "L'Indipendente" ai tempi della gogna di Mani Pulite? L'immagine del PDL e di Berlusconi che esce dalla bufera estiva è quello di uno schieramento indebolito sempre più sbilanciato verso la Lega. Cioè verso quei temi e quei valori che sono più vicini a quelli della Nuova Destra europea che non a quelli del liberalismo cattolico e popolare dei padri fondatori di Forza Italia. Pochi commentatori e forse pochi militanti o simpatizzanti si sono accorti del vuoto politico e i idee lasciato dalla morte di Baget Bozzo, e della deriva poltica che ne è conseguita.

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