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In piazza contro il lodo?

6 Ottobre 2009 alle 20:27

Che 750 milioni siano una cifra esorbitante non lo discuto ma le valutazioni di lucro cessante e danno emergente hanno una loro oggettività che i giudici saranno senz’altro in grado di riconoscere: si vedrà. Intanto la verità processuale sul lodo Mondadori è stata raggiunta da tempo e che l’imprenditore Silvio Berlusconi fosse in quella vicenda attore protagonista pare, al di là delle sottigliezze processuali, nell’ordine delle cose. Va notato che l’inchiesta rende irrilevante qualsivoglia lettura dietrologica dal momento che mentre gli inquirenti hanno abbondantemente dimostrato i passaggi di denaro tra avvocati e giudice, le spiegazioni fornite dai soggetti indagati e poi condannati per giustificarli, sono apparse chiaramente inadeguate. Coloro che giudicano sospetta quantomeno nei tempi la sentenza, devono riconoscere che se la politica in Italia è diventata una contrapposizione tra berlusconiani ed antiberlusconiani ciò è dovuto a ragioni cui lo stesso Cavaliere non è estraneo e che tra teorici della persecuzione e paladini della democrazia in pericolo, non c’è davvero ragione per credere più agli uni che agli altri: evidente che in tali condizioni il quando non esiste. Il Pdl si dice pronto ad’una manifestazione di piazza per dimostrare che il popolo è dalla sua parte: ma allora, davvero non esiste differenza apprezzabile tra l’uomo politico e l’imprenditore, tra l’istituzione e l’uomo che la incarna: serve dire che tale meccanismo non è tipico delle democrazie ma delle monarchie assolute? Ed è necessario ricordare che il conflitto di interesse non consiste solo nel rischio di uso privatistico del potere politico ma anche nella politicizzazione delle beghe personali? La situazione, al di là delle intenzioni di tutti, mi pare oggettivamente pericolosa.

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