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Obama e l'orso

25 Settembre 2009 alle 12:37

E’ vecchia la storiella del cacciatore assai malconcio, che vantava una polverina efficacissima, da mettere sul palmo della mano e soffiare sul naso dell’orso per catturarlo. “Ha soffiato prima l’orso” spiegava. Da subito disinteressato all’Iraq, Obama ha fatto sua la guerra in Afghanistan, per poter battere in ritirata, e affidarsi all’intelligence (testè sputtanata) per passare ai raid antiterroristici a sorpresa. Dio non voglia che la sorpresa non la facciano a lui. E’ troppo presto per cominciare a chiedersi quale presidente americano è da considerare più pericoloso per la sicurezza e la stabilità del mondo, quello vecchio o quello nuovo? Il primo ha combattuto e inchiodato i terroristi a casa loro, e si è dimostrato un alleato e un condottiero affidabile, perché, da quello “stupido” che era, testardo nei suoi obiettivi. Il secondo “exit” (strategicamente, s’intende) dalla battaglia; essendo “intelligente”, cambia idea con frequenza e disinvoltura da far invidia a Fini; sin qui, ha collezionato schiaffoni dai nemici internazionali, imbaldanziti dalle sue offerte e concessioni; discorsi da grande comunicatore e ancor più predicatore, iniziative da apprendista stregone. Speriamo che l’orso sia sfiatato.

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