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C'è una domanda

21 Settembre 2009 alle 14:38

C'è una domanda a cui non trovo risposta nelle posizioni di chi si oppone all'alimentazione forzata, prevista dalla legge approvata in senato. Negarla significa far morire in modo atroce, perché ci vuole tempo prima di esalare l'ultimo respiro. Trovo che ciò sia davvero da respingere e non mi spiego come chi si dice ispirato da intenti di civiltà (vedi i giudici del Tar di Roma) sia disposto a farlo. Più onesto da parte loro sarebbe prevedere l'impunibilità per chi somministra la sostanza letale che pone fine alla vita del malato.

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