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Io non ce l'ho duro

3 Settembre 2009 alle 20:27

Io trovo giusto respingere i clandestini alla frontiera. Nel senso che quando la mattina mi guardo allo specchio, vedo qualche volta (per fortuna raramente) anche la faccia di un tizio che potrei essere io. Che ha risparmiato fino ad avere qualche migliaio di dollari, o ha perso tutto, salvando solo qualche migliaio di dollari. E che ha deciso di scambiare la certezza di comprarci qualche mese di tempo con la possibilità che fosse l'occidente il posto in cui si può avere tempo. Che ha attraversato frontiere dove qualunque guardia poteva ricattarlo, qualunque pirata derubarlo o violetarlo o ucciderlo, qualunque umano mostrargli (mostrarGli) cristiana carità (stairway to heaven). Ha sopportato il gelo bagnato delle notti e il fuoco dei giorni, in una barraca che lottava ad ogni onda contro la voglia di affondare nel nulla. Solo chi va per mare lo sa. E a dieci miglia nautiche dalla riva è stato respinto. In un campo libico. Senza nulla per un ritorno, eventuale giacchè non è detto che ritenesse casa sua migliore di un campo libico. E lo ha fatto magari con la moglie, magari con i figli, piccoli miracoli straziati per nulla. Poi quel tizio scompare, dallo specchio, dalla terra, dalla mia capacità di immaginare. E rimango io. E a me sembra giusto. Ma non è il senso giusto della parola "giusto". Non è il senso che gli dà chi ha fatto il "cammino di Santiago", non è la "battaglia buona", è solo il freddo sinonimo di "inevitabile". Inevitabile per me, che non sono buono a nulla, che temo di perdermi (So, so you think you can tell heaven from hell, blue skies from pain). Così nascondo quella prugna secca dietro la schiuma da barba, e un pò mi vergogno. Perchè ce l'ho molle.

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