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Battersi come uomini

28 Agosto 2009 alle 13:11

Chissà perché, ma quando vogliamo alludere a confronti durissimi, spesso sanguinosi e mortali, fra uomini, parenti, amici e conoscenti, ricorriamo alla metafora “battersi come leoni”; quasi che la violenza brutale del crinuto felino possa compendiare la violenza per antonomasia, cioè quella che gli uomini si scambiano con studiata ferocia. Le belve della savana sono violenti soltanto se è la fame a spingerli al combattimento, altrimenti restano indifferenti alla presenza d’altri componenti il branco che non diano loro fastidio: è la fame il nemico di ogni creatura vivente, stimolo d’ogni vessazione. Per gli uomini è un po’ diverso. Non è la fame che li rende feroci, ma la cupidigia, la bramosia del possesso, la “roba”, quella cosa che Verga (ma non solo) seppe così ben raccontare col suo “Mastro don Gesualdo”. Accade quindi che Margherita, Marella, figli, nipoti, suocere, cognati, avvocati (tutti felidi di razza Agnelli) si stiano sbranando come leoni non per fame, ma per posseder più di quanto già si possiede. È tutto un consultar di pandette, un putiferio d’uomini alla conquista del tesoro: due miliardi di euro oltre il Sempione? I leoni, quelli veri, quelli della savana, non hanno nemmeno il frigorifero, campano alla giornata: domani è un altro giorno e Dio provvederà. Qualche leopardo si porta la “refurtiva” su qualche ramo d’albero, se la mangerà domani, quando pungolerà la fame. Che rivoluzione sconvolgente per la salvezza dell’umanità se si abolisse il DIRITTO DI PROPRIETÁ. E che tranquillità per il Foglio a non dover più combattere come un leone crinito.

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