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Trapianto degli organi dei giustiziati

27 Agosto 2009 alle 13:42

Pare che persino in Cina ci sia il vezzo di rispettare, almeno formalmente, la volontà di donare gli organi. Che la dichiarazione (firmata), specie quella dei condannati a morte, sia spontanea o altrimenti provocata, è un altro discorso. Ma sul modo di estorcere tale dichiarazione si appuntano gli strali del sensibile e civile "homo occidentalis", quella specie di uomo che, dall'alto della sua vantata sensibilità e della sua ritenuta avanzata civiltà, lascia morire una caterva di persone che avrebbero bisogno del trapianto di un organo, poiché ha inventato, tra gli infiniti e variegati "diritti" che produce senza sosta, quello a donare. Ma si dona qualcosa che ha un valore (come per esempio un rene di persona vivente), non si può donare una "res nullius" (come l'organo altrimenti inutile di un morto). Forse con la procedura automatica, cioè l'integrale statalizzazione del sistema, sganciato da ogni inspiegabile interferenza individuale, non si riuscirebbe a risolvere ugualmente in modo completo il problema, ma sarebbe salvo quel 30% negato da gente immorale, avallata da uno Stato che addirittura ne protegge la decisione, diventando complice di un atto degenere che porta alla morte di un innocente impotente. Bene: critichiamo pure la Cina, ma non perché utilizza (fatto positivo) gli organi delle persone giustiziate per i trapianti, ma per il fatto che neppure lo Stato può arrogarsi il diritto di ammazzare una "persona", per quanto laida o onerosa possa essere. A fronte di un sistema riprovevole, almeno si compie un atto socialmente utile. A che serve non avere la pena di morte per i delinquenti, che almeno ha un senso apparente, se poi si condanna a morte un innocente, tradendo la funzione istituzionale dello Stato, il mantenimento dell'ordine sociale?

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