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La felicità/2

19 Agosto 2009 alle 12:00

Mi riferisco all’intervento della signora Imma. 1)Poeti e neuro scienziati sono d’accordo sul fatto che non esiste un sé archetipico, dunque accettarsi come si è non vuol dire nulla; 2)L’uomo è una realtà complessa in continua espansione, per cui la prima cosa da fare è scoprire i numerosi io che sono dentro di noi (io anche nemici): vedi le riflessioni di Nietzsche e di tutta la letteratura moderna importante (da Rimbaud a Svevo); 3)Non felicità, ma precondizione della felicità è proprio l’opposto di ciò che propone la signora Imma, che esprime bene il pensare comune dei luoghi comuni, e cioè il non accettare quello che crediamo essere noi stessi (ciò di cui abbiamo coscienza); 4)Capisco bene ciò che vuol dire la signora quando parla della facilità, e felicità, del credente. La storia ce lo insegna, nelle piccole come nelle grandi cose. Avere certezze è, tautologicamente, essere sicuri: purtroppo l’uomo moderno non le ha più queste certezze (ricordate Montale: ah!l’uomo che se ne va sicuro….) purtroppo non è che appiccicando due santini, tre comandamenti, uno slogan quelle certezze perdute per sempre rivivono dentro di noi. E’ come per Babbo Natale. Le certezze della fede (i lanternoni di Pirandello) sono alla base delle tragedie recenti: comunismo e nazismo in prima persona e poi il fondamentalismo islamico. Le certezze della signora spero non siano quei lanternoni, ma siano i lanternini (sempre di Pirandello), ma allora hanno uno status ben più modesto e valgono come tutti gli altri lanternini: il surf, Mourinho, il cibo,i viaggi, l’origami. 5)Felicità oggi presuppone questo scavo, questo smascheramento, questo denudarsi e invece di cercare un io che non esiste, costruirlo chiedendosi quale sia il senso della vita. Interrogarsi. Continuamente. Ma qui devo fermarmi per mancanza di spazio.

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