cerca

La versione di Barney

12 Agosto 2009 alle 18:38

Ho ventidue anni, studio. Sono disgustato, inviperito, sfiduciato, per i termini con cui la stampa apostrofa il romanzo di M. Richler, di cui ora faranno un film. Un "bestseller" "politicamente scorretto", citazioni di quotidiani nazionali online. Politicamente scorretto. Come fa a essere politicamente scorretto un romanzo che non fa altro che parlare della vita attraverso lo sguardo di un signore stanco e un poco acidulo? E' "trasgressivo" forse odiare? C'è forse qualcosa, all'interno della mente di Barney, che vada al di là dell'esperienza della vita che ogni giorno trascorriamo? Come si fa a non alzare un sopracciglio di fronte allo spettacolo desolante di questi giornalari, per i quali è scorretto tutto quello che non può essere detto all'interno di una chiesa? E' possibile che sia trasgressiva una donna che balla in discoteca, un ragazzo che beve un mojito, o un signore di una certa età che parla male dei colleghi? Pare che non ci venga più dato il diritto di provare disgusto, di non tollerare, di arrabbiarci. Non è dato a nessuno di noi il diritto di guadare con ironia alla vita e alle cose che ci circondano, senza doverci necessariamente sentire al di là degli schemi prefissati della nostra società. Con la più grande probabilità, nessuno degli scribacchini di quegli articoli ha letto il romanzo, e questa è un'attenuante; è però indicativo l'uso che si fa di questi termini, l'affermazione di un culto del buonismo, di un forzato buonismo, che tenta di convertirci tutti quanti in schizzinose comari di provincia, e consente alla stampa di venderci come scandaloso e scorretto quello che nella realtà non è.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi