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Tasse dirette? no grazie

21 Luglio 2009 alle 08:00

Visto che un ristorante ricava un reddito annuo medio di 14.000 euri e una microimpresa di 17.000, basta sapere usare un pallottoliere per verificare che quanto entra nelle casse dello stato con le tasse dirette non copre nemmeno i costi del personale destinato a far funzionare la implacabile e faraonica macchina burocratica che serve a intimorire i produttori di reddito e a conteggiare i denari estorti. Allora non sarebbe meglio che le circa 500.000 persone impiegate fra guardia di finanza e uffici vari del cosiddetto ministero delle entrate (ma entra cosa?) non chiudessero, liberando braccia di lavoro pronte a essere impiegate in settori utili e produttivi, come il lattiero-caseario, l'infermieristico-ospedaliero? Oppure dobbiamo pensare che le tasse dirette servono solo a mantenere la immensa macchina di coloro che sono incaricati di farle pagare? Tolte le inutili e assurde tasse dirette (che peraltro solo pochi pagano), come lo Stato potrebbe continuare a fare i suoi soliti affari? Ma come è sempre è stato fino all'inizio del secolo XX universalmente , cioè attraverso le tasse indirette sulle transizioni commerciali e facendo pagare direttamente i servizi che eroga. Per esempio, vuoi andare a scuola, Lo stato allora ti offre un ottimo servizio che ti costa tot... Non lo vuoi, pazienza allora paga di tasca tua il grande bene di saper leggere e scrivere e magari anche di far di conto, così poi magari sai anche contare fino a dieci e ci puoi pagare finalmente le tasse dirette che adesso non possiamo estorcerti perché sbagli sempre a contare.

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