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I quattro morti di Mazara del Vallo

20 Luglio 2009 alle 17:45

Continuo imperterrito – ma forse poco ascoltato per la verità – la mia isolata battaglia qui su Hide Park attorno alle morti sul marciapiede. Beh, intanto mi scuso per la presunzione dell’apodittica frase “mia isolata battaglia”. Però un po’ di rammarico ce l’ho, eccome, perché – tra le tante iniziative e concettualizzazioni per la difesa della vita che leggo in questa agorà - sento che qualcosa contro questo tipo di morte sarebbe una iniziativa saggia e giusta. O sarebbe giusto perlomeno parlarne. Detto questo, voglio semplicemente ribadire che mi piacerebbe aspettare l’autobus... prendere il fresco davanti casa.... attraversare sulle strisce... camminare sul marciapiede... andare in bici o in auto... senza avere quell’ansia che "non tanto il destino avverso o la sfiga, ma un ubriaco o un drogato, mi uccida". E’ possibile cioè che il compiere le azioni più scontate non si riduca ad una scommessa col demonio o si riveli più pericoloso che recarsi in Iraq? Cosa fa lo stato, la legge, i magistrati, il decreto sicurezza per prevenire o tentare di estirpare questo andazzo? Punisce i colpevoli e riesce a dare un segnale forte di presenza? E la “pubblica opinione”, dopo che si è affranta, esprimendo tanta carità ed affetto verso – per esempio – quei quattro (ripeto quattro) morti di Mazara falciati da un’auto rubata guidata da un ex tossicodipendente sotto psicofarmaci (così dicono i giornali), non potrebbe-dovrebbe fare qualcosa in più che non stare vicino a questi disgraziati, e non solo sperare che quello che vede-sente-legge non accada a se stesso o a qualcuno dei propri cari?

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