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Il coraggioso don Abbondio

16 Luglio 2009 alle 11:10

A leggere certi commenti sulle vicende dei Piddì, sembra quasi che non possa esserci vita politica, associativa, se il partito (nel nostro caso il PD) non espone con dovizia di particolari il programma da sottoporre ai simpatizzanti (non 280 pagine). Non basta l’ideale professato in decenni di militante solidarietà a rendere attendibile il progetto che il Partito opina realizzabile, la provenienza marxista per i proletari non è più garanzia della meta promessa. È un nuovo modo d’intendere la politica? O c’è qualcosa che inficia la fatica dei leader? I leader di un partito hanno l’obbligo d’essere credibili, onesti, virtuosi, altruisti, filantropi, basta un nonnulla per offuscarne l’immagine e trascinare il partito nei gorghi del flop. Basta chiedere al leader che ha fallato di farsi da parte? Il confronto politico si misura con il consenso e in democrazia il consenso legittima il potere: ovviamente esercitato nei parametri costituzionali. Se accade che l’elettore non sia più entusiasta dei comportamenti dei propri leader, avviene che il Partito, espressione democratica della volontà votatoria di quel tipo di elettore, privo di consensi deperisca e muoia: cosa normale per tutte le cose rinsecchite che non hanno più nulla da dire. C’è però lo zelo, il risentimento di coloro che avendo cavalcato il potere, mal sopportano il disarcionamento e si oppongono con mille arzigogoli politichesi a che un nuovo tessuto ideale possa rivestire la società da attillare. Ci sarà quindi il chirurgo che con bisturi e forbici s'immaginerà machiavellico, il comico che replicherà il “Nerone” Petroliniano, il bravo ragazzo che da buon franceschino si crederà nella Porziuncola a cospetto di Dio, ed il Bersani, smemorato, dimentico dei taxisti che lo pigliarono a pesci in faccia. Tutto fa brodo, è il motto degli idealisti cui l’ideale ha fatto cilecca. Faciamus experimentum in corpore vili ... e furono le “primarie” (? si fa per dire).

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