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Claustrofobia

8 Luglio 2009 alle 12:57

Ho guarducchiato (a pezzi e bocconi) su La7 lo show su Jackson, e la sensazione che ho provato ogni volta è stata sempre la stessa: claustrofobia. Il clan dei familiari, i ricordi teleguidati, il buio, la bara dorata, le canzoni e le finte emozioni (escluso, forse, il caso di Brooke Shield) finalizzate allo spettacolo e messe lì per ricordare un personaggio che (ovviamente più da morto che da vivo) è stato rappresentato come un santo, mi hanno scatenato questo sentimento: claustrofobia. Il culmine del vizio è stato raggiunto dalla figlia, che - ricordando il padre migliore del mondo - sembrava cappuccetto rosso, circondata, anzi soverchiata, da quel branco di lupi che annuivano e si addoloravano grignanti. Magari esagero, ma questo pseudo-funerale di Jackson è stato, per certi versi, peggiore della sua vita (o almeno quella degli ultimi dieci anni). Ma quel senso di claustrofobia provato più volte durante la trasmissione (adesso esagero, e che diamine, potrò permettermelo pure io, no?) penso che mi segnerà per sempre, per il resto della mia vita.

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