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Clerico-buonismo e immigrazione

6 Luglio 2009 alle 14:00

Mi sono chiesto che cosa suggerisce ad alcuni esponenti della Gerarchia Cattolica di deplorare le recenti disposizioni in materia di sicurezza e confesso che non riesco a trovare una risposta chiara. Nel fatto di sanzionare penalmente gli ingressi clandestini, ossia illegali, non vedo nulla di disdicevole, dal momento che questo maggior rigore né impedisce una robusta immigrazione regolare né può dirsi lesivo della dignità o dei diritti dei fuori legge. Anzi credo che giovi al loro stesso interesse se li scoraggia, come pare stia già accadendo coi "respingimenti", dall'intraprendere, a rischio della pelle e a gloria dei nuovi schiavisti, perigliose traversate e prospettive tragiche di vita. Promuovere comportamenti responsabili è cosa buona e giusta. Negli Stati Uniti, per fare un esempio, ti sanzionano penalmente - e ti impediscono di tornare a metterci piede - anche solo se tenti di salire in metrò senza biglietto. Ancor meno la cosa mi risulta comprensibile se considero l'interesse interno dello Stato. Da dove viene quest'obbligo "morale" di accogliere, trattenere e accudire chiunque arrivi anche illegalmente? Se ancora esiste una sovranità territoriale ci sarà pure una ragione. Ma esiste ed è giusta (per costoro)? Io non nascondo che davvero non mi riesce di trovare una spiegazione. Forse che si tratta solo di una irragionevole e sentimentale e ormai praticamente incontrollabile propensione al piagnisteo? A questo riducono la carità? Che misera conclusione... che tristezza...

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