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Ideuzze sulla sinistra

29 Giugno 2009 alle 16:00

Mentre “l’affaire Papi” tende a sgonfiarsi (il colpo decisivo l’ha dato a mi avviso l’intervista a quella signora di Bari pubblicata da un giornale inglese) si leggono cose finalmente interessanti sulla crisi della sinistra (Chiamparino, Debenedetti, Rossanda). A me pare che non sia in crisi l’idea di sinistra in sé, intesa come aspirazione alla giustizia sociale, ma quell’idea della sinistra, che è stata oggettivamente dominante nel ‘900, che si è sostanzialmente identificata nel giacobinismo: mito della rivoluzione, razionalismo spesso accompagnato da un astratto (e solo apparentemente incompatibile) spiritualismo, anticattolicesimo (anche nella versione cattolica del modernismo variamente declinato). Questo tipo di sinistra non ha più nulla da dire e c’è solo da sperare che cessi prima possibile di fare danni. C’è invece un enorme spazio per un’altra sinistra, non ideologica e realmente popolare: quella delle cooperative, delle società di mutuo soccorso, delle banche popolari, della sanità dell’istruzione della previdenza sociale a disposizione di tutti, che cambiò il volto dell’Europa alla fine dell’800. Questa sinistra è stata messa culturalmente all’angolo per quasi cent’anni dalla Rivoluzione d’ottobre. La sinistra italiana non ha mai avuto il coraggio di buttare realmente a mare quella rivoluzione; abbia almeno il coraggio di buttarci quella francese. In fondo sono passati giusto 220 anni: non c’è il rischio d’essere criticati da qualche reduce.

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