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La crisi (finale?) del referendum

24 Giugno 2009 alle 11:15

Dunque la causa della crisi è l'abuso. Questa voce, inizialmente messa in giro da potenti comprensibilmente preoccupati dall'istituto, è nel tempo divenuta luogo talmente comune che opporvisi è davvero arduo. L'acredine nei confronti dei propositori è tale da attribuirgli la colpa della spesa. Sarebbe bastato accorpare la consultazione alle europee e la spesa non vi sarebbe stata, ma questo fatto è totalmente escluso: cecità selettiva. In realtà la cosa non può nemmeno essere discussa: non esiste ovviamente ragione alcuna per cui un italiano dovrebbe trovare urticante una quantità che uno svizzero trova normalissima. Le ragioni, molto più realistiche perchè corrispondenti a dati di fatto storici e di cronaca, sono le seguenti. I referendum fanno lo stesso disgustoso effetto di qualunque cosa abbia a che fare con la politica. I quesiti sono posti in termini assurdi. La colpa di questo è della Corte Costituzionale. I fautori del no non vanno a votare. Quelli del sì, scoraggiati, nemmeno. Comunque vada a finire, i potenti fanno come gli pare. E lo sappiamo tutti da prima. Queste ragioni, che in Svizzera non valgono o valgono meno, sono molto più convincenti e realistiche di una italica incompatibilità con il numero. E' francamente sconsolante assistere alla scena di un cittadino che rivendica orgogliosamente il suo sacrosanto diritto di essere suddito. Vorrei concludere (a mò di "cartago delenda est") mentre a Teheran si lotta.

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