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Casoria non è Chcago. E Apicella non è Sinatra!

23 Giugno 2009 alle 09:00

Cinquanta anni fa. Ti puoi chiamare John Fitzgerald Kennedy, fare il Presidente degli Stati Uniti d’America, avere discutibili frequentazioni con la mafia di Chicago, distinguerti per l’accertata e conosciuta passione per le donne, tradire pertanto ripetutamente la moglie, frequentare l’attrice più famosa del secolo e coltivare con Lei una passione ancora oggi “mitica”, non disdegnare però comuni borghesi come Mery Meyer, ex moglie di un noto funzionario CIA, e comunque fare politica, affrontare la guerra fredda, pronunciare la frase “siamo tutti berlinesi”, divenire l’ icona progressista venerata in tutti i salotti radical della vecchia Europa (ma anche in non poche “parrocchie” ed “oratori” della vecchia Italia). Tutto questo, ovviamente, senza giudici che interroghino le amanti e gli stallieri, senza avversari politici che evochino pericoli per la sicurezza nazionale, senza che nessun americano pensi di sputare sul suo Presidente e sulla nazione che rappresenta. Oggi. Il tempo passa. I pregiudizi sfumano. Ma la dura differenza sempre si impone. Altro che “siamo tutti berlinesi”! Non siamo neppure (ancora) tutti uguali: vuoi mettere Casoria con Chicago? Lo “stalliere” Vittorio Mangano con il boss “Sam” Gincana? Figuriamoci poi Mariano Apicella con Frank Sinatra! Noemi non è Marilyn (e comunque non sarebbe di bon ton rimarcarlo). Patrizia non vale la Meyer. Barbara non so. Non ho ancora visto le foto.

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