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No guys no rights

16 Giugno 2009 alle 16:15

Tutti i provvedimenti a favore delle famiglie dovrebbero basarsi sul fondamentale principio di considerare ogni singolo nucleo familiare come unità produttiva e non unità di consumo. La famiglia apporta al sistema economico un fattore essenziale, il capitale umano:pertanto la normativa adottata al fine di favorire un efficiente funzionamento delle famiglie dovrebbe avere lo stesso peso di quella indirizzata a sviluppare i mercati concorrenziali. Per quanto riguarda il welfare, si consideri il seguente esempio: i genitori di due figli vanno in pensione a 65 anni, dopo aver sostenuto tutte le ingenti spese necessarie al sostentamento e all'educazione dei propri figli, i quali, una volta entrati nel mondo del lavoro, contribuiranno a pagare anche le pensioni dei genitori. Un'altra coppia invece raggiunge la quiescenza alla medesima età senza aver generato figli: si sono divertiti, con viaggi alle Maldive, macchine sportive, gioielli e vestiti alla moda, favoriti dal fisco che non ha mai concesso congrue agevolazioni fiscali ai genitori con figli. Oggi i contributi pensionistici servono a pagare in parte le spese sanitarie. Entrambe le coppie hanno diritto alle stesse prestazioni sanitarie e allo stesso trattamento pensionistico, ma i figli della prima coppia devono contribuire alla sicurezza sociale (pensioni, sanità) anche di chi non ha avuto figli. Nel dibattito sulla riforma del welfare bisognerebbe pensare a una maggiore equità generazionale: in base al principio anglosassone no guys, no rights: chi ha avuto figli non paga le spese sanitarie o dovrebbe avere annualità abbuonate al fine del diritto alla pensione, chi non li ha avuti avrà diritto alla sola pensione, ma dovrà sostenere per intero le spese sanitarie. Non mi sembra equo ricevere dalla società, considerato che alla società poco si è dato.

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