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Astensione o sciopero?

10 Giugno 2009 alle 15:00

Più preoccupante della perdita di 2,9 milioni di voti è la spiegazione che ne dà il Cav. (almeno secondo Ugo Magri, “La Stampa” di martedì): buona parte delle astensioni sarebbe dovuta alle sue vicende famigliari e parafamigliari e addirittura calcistiche. Stima dunque così poco i suoi elettori da credere che abbiano portato il cervello all’ammasso del gossip e del tifo? Che siano incapaci di valutare il livello di statalismo, assistenzialismo, fiscalità che tuttora opprime il paese, e di chiedersi se è compatibile con la Libertà di cui sono il Popolo? Che possano accontentarsi della peraltro meritoria iniziativa di Brunetta? Questi andati persi non sono solo astensioni o voti in libera uscita, sono anche voti in sciopero. Se negli ultimi mesi il nostro leader avesse rilanciato liberalizzazioni, privatizzazioni, riforme (quelle che riducono gli esorbitanti costi della piovra statale, e sono premessa alla riduzione delle gabelle – con precedenza su quella pur sacrosanta della giustizia) anziché appiattirsi sulla linea conservatrice Tremonti-Sacconi (dal dichiarare pateticamente “cara Emma, hai ragione … ma sapessi com’è difficile riformare”, all’ignorare sovranamente, a Matrix, la domanda sull’abolizione delle province) be’, magari qualcuno di noi elettori del centrodestra in sciopero avrebbe ritrovato la motivazione per scomodarsi sino al seggio: incoraggiarlo a ridiventare quell’emulo di Thatcher e Reagan di cui ci innamorammo quindici anni fa. Di Mills, Veronica, Noemi, Kakà non ce ne può frega’ de meno.

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