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Summa langoniana

27 Maggio 2009 alle 07:00

Che la preghiera assuma contorni di sagacia è cosa che non t'aspetti. Da restarci secchi e beati per la gioia. Uno di solito immagina che preghiera abbia ieratica contrizione, di umiltà intrisa, col cilicio peccaminoso per guadagnare indulgenza tra le sfere celesti. Così intendo l'atto del pregare, mistero di gestualità dove lo spirito e la coscienza raggiungono apici del misticismo. Poi leggi Langone e sovverti i canoni dell'atto che passa dall'aureola all'invettiva. E tu godi sfogliando fogli di misura lenzuolare per quella rubrichetta che fa di cattiveria la misura e del vetriolo finissimo strumento. Di annientamento. Qual spasso e qual lussuria i pomeriggi con le intemerate del Camillo furioso! Che arte sublime dello scrivere riveste lo snobismo da punteruolo, che magnificenza la prosa rivoluzionaria e reazionaria. Perchè Il Camillo è ossimoro fantastico che assomma Robespierre e Maria Antonietta. Langone ha sempre ragione, slogan becero che esce da questa modesta penna, becero lo slogan ma sentito il ringraziamento, perchè nell'eterno ritorno dell'uguale giornalistico c'è uno che detta stilemi di pensiero che sanno d'eterno e sovvertono i paradigmi dell'uguale. La noia è messa in castigo nel trionfo dell'irriverenza. E io misento come Dioniso in un baccanale!

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