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New York e matrimonio (gay)

13 Maggio 2009 alle 21:30

E così anche lo Stato di New York ha votato per il matrimonio gay. Il fatto apocalittico non riguarda tanto se due omosessuali possano o meno vedere garantita dalla legge la loro unione, ma il fatto che ormai anche in America si pensa il matrimonio come una consolante relazione affettiva di due individui, siano essi omosessuali o eterosessuali, motivati alla reciproca soddisfazione e, più ancora, mossi dall’illusione di poter sfuggire la solitudine guardando in due la televisione o andando insieme al ristorante. Come sia possibile che un progetto esistenziale così mediocre e semplice (basta mettersi in due nella stessa casa) debba essere recepito e regolamentato dalla legge resta un mistero, o, forse, è la prova di come la stupidità sia una polvere sottile sparsa piene mani da forze diaboliche. Più ancora, è la prova che nel senso comune dei popoli di civiltà greco-giudaica il matrimonio non è più un progetto a due per fare futuro, ossia per dare forma alla dimensione morale alla quale vogliamo piegare il tempo a venire (per questo si fanno nascere i figli, che sono l’essenza il concetto del matrimonio), ma una specie di bivacco sconsolato e grottesco per anime smarrite in attesa del nulla.

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