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A bordo campo

12 Maggio 2009 alle 20:00

Osservando in maniera distaccata (cioè senza tifare) in tv la spettacolare sfida di ritorno tra Chelsea e Barcellona mi vengono in mente tre brevi riflessioni su questo sport che nonostante tutto rimane meraviglioso. Il calcio, almeno da quando lo seguo io (inizio anni ’70), ha avuto due impressionanti accelerazioni, due evoluzioni/rivoluzioni improvvise, per merito dell’Ajax dei tre olandesi (Crujiff, Neeskeens e Haan) e di seguito con il Milan di altri tre olandesi (Gullit, Rijkaard e Van Basten). Sono passati ormai 20 anni, si sono alternate in vetta all’Europa ottime squadre e altre meno buone, ma nessuna squadra ha superato come gioco quel Milan. Siamo fermi al 1990, in altre parole. La tecnica media dei singoli è aumentata in maniera spropositata negli ultimi 10 anni, sono parecchi i terzini e i mediani con qualità tecniche eccelse, toccano la palla come fossero dei registi, fanno dribbling degni di un’ala destra. I fenomeni, quelli che generalmente avevano il 10 o il 9 sulla schiena per intenderci, non sono migliori che in passato, anzi sembrano un gradino sotto. La rabbia, quella con la bava alla bocca, la feroce voglia di vincere, il killer instict bestiale è quello che manca alle squadre italiane (con esclusione del Milan berlusconiano). Per vincere in Europa non bastano squadre ricche di talenti. Bisogna dare l’anima in campo e qualcosa in più. Per questo motivo tanti fenomeni, Ibra è solo l’ultimo di questi, hanno reso meno dei vari Tassotti, Gattuso, Evani, Ancelotti, Desailly, molto più determinanti in Europa.

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