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La priorità della "sinistratea"/3

11 Maggio 2009 alle 17:30

Non si tratta di essere spietatamente mortiferi verso i nuovi nati né di preferire gli alberi e i cuccioli di foca ai bambini. Si tratta semmai di rendersi conto e comprendere, nonostante tutto, che non si può obbligare nessuna donna a diventare mamma se non lo desidera veramente e che sia senz’altro preferibile interrompere un progetto di vita piuttosto che costringere una creatura a venire al mondo in un ambiente non solo psicologicamente inidoneo ad accoglierlo ma che addirittura lo rifiuta. Quando questo capita, le conseguenze sono di solito drammatiche e segnano mamma e figlio per il resto dei loro giorni. Che senso avrebbe ed ha, infatti, costringere una donna a portare avanti una gravidanza, un progetto di vita nuova che lei stessa rifiuta perché magari sa bene in cuor suo di non voler o poter offrire a quel fiore innocente quell’amore e quelle attenzioni indispensabili? È di fondamentale importanza che la maternità sia sempre allo stesso tempo consapevole fonte di gioia e amore accogliente. Se ciò non fosse possibile e se il desiderio della donna fosse di interrompere sul nascere quel progetto, mi sembra allora almeno auspicabile che ciò possa avvenire alla luce del sole e in adeguate strutture. Non vedo nulla di particolarmente mortifero in tutto questo, ma necessario buon senso per convivere con una realtà tutt’altro che fiabesca. Costringere una donna ad abortire è impensabile, ancor di più lo è costringerla a portare avanti una gravidanza non voluta. Auspichiamo tutti che ogni gravidanza debba essere sempre consapevole fonte di gioia e che dovremmo sempre garantire un clima particolarmente accogliente alla vita, ma per realizzare tutto ciò non bastano certo le chiacchiere e i buoni propositi.

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