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Divagazioni politicamente non corrette sull' "etica" dell'economia in tempo di crisi

8 Maggio 2009 alle 20:15

In tempi di crisi e deflazione la BCE taglia ancora il costo del danaro; ai minimi storici: vanno incentivati investimenti e consumi, perbacco! Aziende e mutuatari esultano - giustamente - ed invocano dalle banche comportamenti conseguenti. Parallelamente, da più parti proviene l'invito ad una economia più "eticamente orientata", che non tenga conto del solo profitto. E ci mancherebbe. In tale trionfo dell' (apparentemente) ovvio, manca quasi sempre, però, il richiamo alla responsabilità dei singoli e concreti comportamenti individuali (in cui risiede tra l'altro l'ubi consistat della tanto invocata "etica") da parte degli stessi consumatori, soggetti non propriamente "neutri" nel mondo economico: se è giusto richiamare le banche ad una più "morbida" gestione del credito e le aziende ad una meno aggressiva gestione della crisi produttiva (le une e le altre anche in ragione della mole di aiuti di stato generosamente ricevuti), raramente si spende qualche parola sul fronte di un consumo più "responsabile". In questo campo, il micidiale riflesso condizionato del political correct corre solo ed esclusivamente al cd. "acquisto consapevole" (quando non addirittura "equo e solidale") nel senso della previa valutazione "critica" dell' accettabilità del bene acquistato in termini di impatto "ambientale" e "sociale"; mai che alla "responsabilità" dell'acquirente venga associato il concetto di "te lo potevi permettere?".

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