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Adriano rescinde

22 Aprile 2009 alle 21:00

Si conclude con una rescissione che ai romantici suonerà come recisione, una delle storie più brevi e strampalate del calcio moderno. Una storia prevalentemente milanese e nerazzurra di muscoli e poderosi scatti, di cori e stadi illuminati, di pinup aspiranti e professioniste, di soldi piovuti dal cielo e di tutto l’armamentario di emozioni che un calciatore di mestiere spera di portarsi appresso sin da bambino. Ma a chiudersi è soprattutto la storia di un uomo e del suo talento appena intuito e per questo sprecato, proposto a sprazzi soltanto, come una merce talmente preziosa da essere destinata a un mercato nero che nessuno potrà più frequentare. Il mondo è pieno di storie di uomini che rinunciano all’esercizio del talento posseduto. Alcuni fra loro, appena gli si sbatte davanti la realtà dei fatti, beffardi abbozzano un sorriso o un’alzata di spalle, senza perdere nulla della loro fierezza, come se quello spreco fosse parte di un disegno più ampio. Altri rimangono impauriti, quasi che il dono di essere speciali in qualcosa comprendesse talvolta la maledizione di rivelarsi esageratamente normali in tutto il resto. A ventisette anni, Adriano Leite Ribeiro annuncia di smettere con il professionismo pallonaro: lascia i video dei suoi goal, le copie invendute di tre o quattro biografie a suo nome e qualche piacevole ricordo. E se mai tornerà su un campo da calcio, se non resisterà all’idea che lo spettacolo vada avanti senza di lui, i suoi ammiratori siano indulgenti, ma si girino dall’altra parte.

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