cerca

Suicidio filosofico?

21 Aprile 2009 alle 09:00

Togliersi la vita è contrario all’istinto di sopravvivenza iscritto nell’intimo di ogni persona. Il suicidio “filosofico” non esiste. Poco importa un lascito scritto o la teoria che i viventi accolgono. E’ un inganno cui soggiace innanzi tutto chi vuole compiere l’atto. L’unica categoria possibile è la perdita di senso nella propria vita. Solo questo può, a volte, annichilire l’impulso vitale. Tralasciando condizioni estreme, per le persone con vita “normale” diventa arduo decifrare. La tesi del suicidio “filosofico” però è un’illusione, ed è la cifra di un’hybris eroica come tributo alla menzogna che nasconde la più “banale” perdita di senso o d’amore. L’entropia dell’anima che si veste d’afflato poetico nel disperato tentativo di brillare come luce postuma. Retaggio sessantottino dove la libertà assoluta, moloch cui tutti devono inchinarsi, obbliga il ricercare giustificazioni intelligenti per ogni cosa. Thanatos e non eros. Il suicidio, solipsistico per sua natura, non ha nulla a che vedere con l’eroismo vitale che consente di rischiare e perdere la vita in funzione di uno scopo. Credente non mi appello a tesi religiose convinto, come sono, che il suicidio rappresenta un’aporia dell’essere e perciò svincolato dalla fede. Lasciando i morti al loro mistero i vivi non devono esaltare suicidi “filosofici”. Ingannano se stessi e gli altri alla ricerca di un’ermeneutica impossibile. Apparentemente sofisticato e colto, in realtà nichilista alla radice. Misterioso il suicidio dell’architetto Veneziano riportato sul blog. Scevro da ogni retorica intellettualistica, crudo e semplice, ci dona l’enigma nudo, senza fronzoli. L’eclisse della ragione compiuta in punta di piedi struggente e poetica ancorché indecifrabile.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi