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A Ginevra sparliamo di razzismo

21 Aprile 2009 alle 19:15

L'ultimo show di Ahmadinejad, alla conferenza dell'Onu di Ginevra, sortisce, come unico effetto, quello di amplificare l'odio viscerale per il popolo israeliano e per l'America: un "megafono" efficace per ribadire, al mondo intero, e senza alcuna mediazione, una volontà di annientamento del popolo israeliano. Invitare Ahmadinejad, ad una conferenza sul razzismo, è come chiedere a Nelson Mandela di iscriversi al Ku Klux Klan; cosa ci dovevamo aspettare da Ahmadinejad a Ginevra? Speravamo forse in una "conversione" all'ebraismo? A mio avviso, non si può organizzare una conferenza sul razzismo, di questa portata, senza un vero "antidoto", e con la superficialità dimostrata. Non mi sembra esserci stato alcun contraddittorio, per far emergere le ragioni storiche dell'astio raziale, e per porvi rimedio in una sede comune. Chi era in disaccordo, con il presidente dell'Iran, è fuggito,... senza parole. Ma allora,... a che serve una conferenza, se i conferenzieri possono liberamente "cantarsela e suonarsela"? Il guaio è che le "note stonate" sono giunte così a tutto il mondo e, per i non esperti di musica, c'è il rischio che quelle note risuonino come un "piacevole concerto". Risultato vero? Ahmadinejad eroe,... e non solo a casa propria. E, … dopo il danno, che si fa? L'esperienza insegna: è il caso di stare muti per un po’, tanto quanto basta per avere il tempo di ragionare veramente.

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