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Suicidio Tatafiore

17 Aprile 2009 alle 16:18

Il suicidio di Roberta Tatafiore è stato un atto sociale e culturale tatticamente finissimo, strategicamente programmato ed estremamente efficace. Ma in senso negativo, almeno per me. Intanto, da due giorni questa donna è riuscita - senza bussare prima né chiedere il permesso - ad entrare nella mia testa ed occupare buona parte del mio spazio mentale. Poi, la valanga di commenti di amici e conoscenti giornalisti tutti più o meno disorientati e perplessi, ma tutti fin troppo rispettosi di questa libera scelta. Giustamente rispettosi, forse. Ma anche troppo. Stupiti, ma anche affascinati. Fin troppo affascinati. Forse sarebbe ora che quacuno si arrabbiasse, invece di discettare di libertà e di filosofia, con toni spesso da dilettante. E che qualcuno si irritasse, di fronte a un atto così scopertamente estetizzante, così scopertamente decadente e niente affatto privato, ma invadente. Questo non è un suicidio da antico romano, ma un suicidio da intellettuale europeo. E a me, in fondo, non piace per niente. Lo dico chiaro e tondo.

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