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Religione, foglianti e vino/3

14 Aprile 2009 alle 13:54

No, caro Donzelli, non c’è nessun argomento di cui si può discutere senza “ficcarci” la religione (se vogliamo essere seri). Ma è proprio questo il bello! Del Foglio e della vita. Davvero folle questa guerra al vino. “Tre embrioni impiantati sono pochi ma due bicchieri sono troppi”, così il Foglio di sabato 4 aprile, realista e smaliziato. Lo stesso sabato, dalle colonne di Libero, Antonio Socci si chiedeva se con questa logica non si finisca per sconfinare nel ridicolo: far guerra alle vigne italiane come alle piantagioni d’oppio afgane. Anche qui, come sempre, non rimane che aggrapparsi alla saggezza della Chiesa. Esiste addirittura una Lettera pastorale che al di là del suo fine istituzionale (scongiurare gli incidenti) finisce per risolversi in una difesa spassionata del vino. E’ di Mons. Mario Meini, Vescovo di Pitigliano-Sovana-Orbetello, ed ha un titolo che in questi giorni di delegittimazione vinicola suona didatticamente opportuno: «Il vino che allieta il cuore dell’uomo». Ai fedeli della sua diocesi, il Vescovo ricorda che nel magnifico Salmo 22 (una sorta di moderno Lexotan, provare per credere) per indicare il massimo della gioia si trova un’espressione inequivocabile: “il mio calice trabocca”. Per il Vescovo Meini, poi, se il viticultore è cristiano «la massima speranza è che una parte del vino che produce arrivi sull’altare». E perché ci arrivi «è fondamentalmente che si tratti di un vino puro, genuino, “frutto della terra e del lavoro dell’uomo”». La Chiesa come garanzia di qualità. Anche del vino. Possiamo chiederle di più?

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