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Caro Romano, e se fosse la solita trappola del Corriere

14 Aprile 2009 alle 21:00

Cari Foglianti, sono anni che scrivo lettere al Corriere e nessuna risposta dal suo curatore. Mi permetto dunque di fare - brevemente come se il destinatario fosse qui. Lei giustamente scrive, caro Romano, che "e' inutile chiedersi chi abbia, in questa guerra civile fredda, le maggiori responsabilità. Berlusconi è presidente del Consiglio e ha ragionevoli possibilità di restare in carica per altri quattro anni. Tocca a lui rompere il ghiaccio e passare, d’accordo con il centrosinistra, alla fase costituente. Ha certamente avuto il merito di creare le condizioni per un sistema politico più stabile. Si serva della vittoria per completare il lavoro." Siamo d'accordo con lei. Ma prima che Berlusconi si muova - senza rete, come da consuetudine - verso questa strada impervia, lei sarebbe il primo a giurare di non usare il solito (vile, diciamolo) metodo del cerchiobottismo - che in Italia, nel caso specifico consiste di non riuscire a drine una giusta di Berlusconi (e il suo articolo di oggi non e' che l'ennesimo esempio) senza dirne anche una sbagliata, per compiacere sodali che risiedono da quella parte. O sarebbe in grado di ripromettersi questa volta un sostegno solido su una riforma costituzionale, dato che lei, essendo tra quelli che sostenenavano tanto tiepidamente e compassionevolmente quel referendum, contribui' brillantemente al suo affondamento? Insomma e' disposto a farsi promotore di un clima cambiato nel mondo giornalistico italiano nei confronti di un presidente eletto democraticamente? perche' altrimenti il suo articolo e' la solita trappola del Corriere che spinge sull'acceleratore delle riforme, ma poi e' capacisismo di preferire le coalizioni del "tutto deve rimanere com'e'".

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