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Announo

14 Aprile 2009 alle 09:00

E' di nuovo bufera su Santoro e il suo dream team. E si rivedono anche le conneries di quanti evocano lontani editti made in Bulgaria, pagane inquisizioni mediatiche e l'immancabile censura. Di cui si parlò, forse per la prima volta in tv, trent'anni fa in una trasmissione della Rai. Si chiamava 'Acquario', la conduceva Maurizio Costanzo e una sera era ospite una ragazza ungherese, Ilona Staller, che tutti conoscevano come Cicciolina. Con lei in studio un pretore d'antan, Salmeri, e il presidente della commissione di vigilanza, l'onorevole dc Mauro Bubbico. Salmeri era a suo modo il rappresentante di una giurisprudenza policroma, come la chiamava Sciascia, inflessibile paladino di una morale che misurava in centimetri le gambe scoperte. La stessa del famoso exploit di un giovane Oscar Luigi Scalfaro turbato dalla generosa scollatura di una signora seduta a un caffè. Trent'anni dopo la censura è soprattutto politica. Che fare? 'Santoro e i bassifondi delle città ad alto rischio sono i soli posti che evito', ha detto a muso duro Maurizio Gasparri. Con l'aria che tira di un milazzismo antisantoriano si può però anche cercare di essere voltairiani. Come? Basta rifiutare l'invito con un cortese 'grazie no', come fanno gli astemi davanti a un cognac. Con in studio solo gli amici e nessun contraddittorio, non ci sarebbero baruffe, e nemmeno gli abbandoni clamorosi con i colpi di teatro di Mastella e della Annunziata. Ma soprattutto nessuno potrebbe parlare di censura. Al massimo di malaeducacion. E nemmeno tanta.

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