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Dissertazioni sul nulla

7 Aprile 2009 alle 19:00

Tu dormi nella notte amica, o almeno è questo che pensi, la notte morbida, dai tentacoli sinuosi che ti avvolge nel silenzio della fatica diurna ottemperata. La notte che tu credi stia sempre dalla tua parte, perchè è come tisana rigenerante o fucina di riflessioni che giorni dinamici spesso confondono nella frenesia del gesto. Poi la notte ti volta le spalle, strappa l'incanto, esplode la discrasia. Quella stessa notte ti cade il mondo addosso nella forma di calcinacci, tetti, tegole, mobili, libri. La tua dimensione che aggredisce te e la tua ansia di vita. La terra che trema, il boato, poi il nulla. Fine corsa, capolinea, c'eri e adesso più non sei. Dicono che non si può prevedere, che quando arriva il terremoto è solo corsa fuori a pieni polmoni. Sarà vero, però delle cose non tornano, ci sono elementi che fanno fatica ad armonizzarsi. Vale a dire che quando vivi e sei immerso nella fatica sublime dell'andare avanti non pensi a tante cose. Una di queste è che puoi morire perchè dormi, puoi esalare per una stanza complice che finisce di sorriderti. E allora è la morte, vuoto fatto di niente che prende possesso di te e di quello che eri, con pienezza e vitalità. Questo mesto discorso so che non porta a nulla, puro esercizio dialettico per razionalizzare qualcosa che alla razionalità non appartiene, è che tento di spiegarmi come si possa morire per un sussulto di terra che travolge, per una vibrazione indefessa che scardina. Non trovo il senso della vita in questa morte, non trovo il bandolo della matassa, sei lì che respiri aria e emozioni prima e dopo polvere e cemento che soffocano te e l'arco dei piaceri quotidiani. La verità è che viviamo sospesi nel caos dell'irrazionalità, e quanti sforzi per dare il meglio e plasmare i nostri desideri al nostro mondo. I sogni, le speranze, gli affetti, l'essere uomini fino a quando la terra trema e... Siamo sospesi nell'inerte esercizio incondizionato del Caso. E se ci fosse un Dio vorrei un po' della sua amicizia.

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