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Contra sententiam

2 Aprile 2009 alle 20:00

Ieri in nome di una sfrenatezza da internauta ero stato tentato di appartenere alla congrega Amici di Fini che questo giornale offriva con malizia da diavolo. Avevo risposto no accontentandomi del mese singolo di Foglio-abbonamento pur tra sofferenze e piagnistei di coscienza. Oggi però ostento orgogli adamantini. Ho letto le dichiarazioni del presidente della camera in merito alla sentenza della Consulta, pensa lui che la legge si basi su dogmi di tipo etico-religioso. Libertà sua di pensiero, sacrosanta. Mio diritto alla nausea intellettuale parimenti esprimibile. Francamente la legge a me sembrava di equilibri conclamati, imponeva difese congiunte donna-embrione, rifiutava una logica libertaria con il vizietto del menefreghismo. E si perchè il problema della produzione di embrioni a go-go ha la connotazione d'un'etica egoistica-egotistica. Con sfumature d'eugenetica in potenza, chè Mengele è sempre dietro l'angolo in nome di libertà percostituite. E la libertà nella sua concezione di pienezza che a me fa paura. Nel senso che non si può fare tutto quello che si desidera in nome di progressi esibiti come vezzi intellettualistici. E sicuro che mi becco l'epiteto di reazionario, però m'affascina tale complimento nel senso e nel segno di una reazione a elucubrazioni filosofiche-embrionali di stampo lassista. Credo che la deriva del diritto sia oramai in tonitruante valanga che devasta. Consulte comprese. Come cittadino italiano obbedisco alla sentenza della Corte Costituzionale, però detta esimia Corte non impedirà il ribrezzo per soluzioni di fecondazioni avvezze poco all'umano e dedite molto a volontà di potenza d'ispirazione nichilista.

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