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Riti speciali

31 Marzo 2009 alle 09:00

Evviva! Nel ventennale della pubblicazione del C.P.P. (codice di procedura penale) ancora si applicano indiscriminatamente i riti speciali: adesso è la volta di Stasi, che chiede (e gli spetta) il rito abbreviato. L’illustre cattedratico ci insegna: non è ammissione di colpevolezza (primo vantaggio); blocca il procedimento sugli elementi già acquisiti (secondo vantaggio, perché impedisce di rinvenire eventuali nuovi riscontri che potrebbero essere conclusivi, nell’esasperato formalismo del procedimento giudiziario italiano); concede un enorme sconto di pena in caso di non improbabile condanna (terzo vantaggio). Tale sistema, che può essere applicato due volte (in primo grado e in secondo con l’altro istituto del patteggiamento) porta la condanna di un efferato omicidio, matricidio compreso, a 16 anni di reclusione. In fase di espiazione partono 3 mesi l’anno di riduzione pena, che, in totale, fanno 4 anni e, se arriva uno sporco condono di 3 anni, resta un residuo pena di nove anni. E se... Quando si capirà che questi riti speciali, buoni, in qualche caso, solo per alleggerire la moribonda giustizia italiana, che meriterebbe ben altre attenzioni, dovrebbero essere esclusi per i reati più gravi, almeno per strage, omicidio, pedofilia, spaccio?

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