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Egemonia

31 Marzo 2009 alle 12:15

Lucidissimo il direttore, come sempre:"Da un lato c’è e si irrobustisce la corte o il seguito apostolico-messianico, il lato spirituale e immortale del carisma del leader. Dall’altro Fini, Tremonti, qualche altro in solitario o in gruppo diventano improvvisamente credibili, rilevanti, interessanti: ecco che la chiesa nascente si trasforma in partito". Questo punto, e l'articolo che gli fa da sfondo, combinato con l'analisi di Angelo Panebianco di ieri, rendono il quadro molto chiaro e illuminante.Da Chiesa nascente, da movimento a partito e apparato, il PdL ora e' un cartello delle sinistre culturale nella Francia postbellica, dove Sartre e Merleau-Ponty, potevano avviare Les Temps Modernes, ma essere profondamente divisi su (quasi) tutto, e' una DC post-degasperiana, dove le singole personalita' cominciavano a delinearsi e ad acquisire una fisionomia politica individuale, e', nella migliore delle ipotesi, un insieme di anime differenti che si raccolgono intorno a un programma dal nome molto ambizioso e complesso: la ricostruzione. Tuttavia, questo dibattito interno, pieno di insidie per il Cavalier Berlusconi parla la tipica lingua cui volentieri avremo fatto a meno: una nuova egemonia. E l'unico antidoto a questa possibile egemonia da classe dirigente (dopo 50 anni di cattocomunismo e 15 di disconoscimento reciproco, con una responsabilita' rimarchevole soprattutto per la sinistra manichea, resistente e stucchevole, per gli epigoni, orfani di politica, del post-comunismo) rimane una sola: la scelta liberale, la possibilita' che il futuro non ci riservi altre egemonie, ma un sano pluralismo, una polifonia di voci, piuttosto che l'ennesimo coro. Rendere l'apparato dello Stato, parastato e centri di potere collegati piu' agile e snello, liberare le risorse per ricostruire culturalmente e moralmente un paese violentato da una inesorabile guerra civile a bassa intensita'.

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