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Gran Torino grande didattica

30 Marzo 2009 alle 20:45

Che signor film che signor attore che signora regia. Se non l'avete fatto correte alla prima sala disponibile. Guardate Gran Torino e piangete anche un po' sul concetto di bellezza valoriale. Brutta parola valoriale, però se a centellinarla in forma di celluloide è un attore con le stimmate dell'immenso allora tutto vira verso l'eccellenza. Se potessimo suggerire manuali d'educazione dei figli rimanderemo volentieri alle due ore di piena consapevolezza di costruzione del sè che "Gran Torino" dispensa con la faccia rugosa di Clint Eastwood alle prese con l'iniziazione alla vita di un ragazzo orientale. Eccelsa come oramai prassi la Mancuso quando denota la pellicola antitetica a politicamente corretti di stampo razze e contaminazioni. Qui c'è un vecchio di vita vissuta che detta panorami diversi all'adolescente che rischia vicissitudini sbagliate. Finale da incorniciare e sensazioni di genuinità all'uscita, senti come se t'avessero soffiato aria pura 120 minuti in pieno volto. Peccato che poi la vita ti riconsegna alla dimensione mefitica di una superficialità che estende i tentacoli in ogni angolo del viver civile che oramai involve verso inciviltà totalizzanti. Clint ci ha provato, ha tracciato una strada, speriamo la eco del film spinga generazioni a un confronto serrato su cosa voglia dire essere uomini.

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