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Ddl Calabrò: in dubio, pro vita

27 Marzo 2009 alle 17:15

Dopo le sentenze della Cassazione sul caso Englaro, dopo il conflitto tra Quirinale e Governo, è stato necessario intervenire per evitare derive eutanasiche e garantire la tutela dei più deboli. Il decreto ha avuto un iter migliorativo grazie anche all'emendamento del senatore Fosson che rende le Dat non vincolanti per i medici, i quali come ricordava Achilli "in nome di una vocazione ideale sono capaci di competenza, passione e carità." Pera sostiene che una legge non era necessaria perchè la tutela della vita ed il no all'eutanasia sono già contenuti negli articoli 2 e 32 della Costituzione, ma il caso di Eluana ci insegna che non è così chiaro per alcuni giudici. Ed è per questo che è necessario ribadirlo con più chiarezza con una legge che forse poteva essere meno contorta è più chiara per evitare che diventi appiglio per giustificare nuove eutanasie. L'alimentazione e l'idratazione sono sostegni vitali. Una persona che si trova in stato vegetativo permanente non è un malato terminale e quando il suo corpo assimila in modo autonomo e non forzato l'alimentazione e il medico valuta che non ci sono sofferenze, non si può parlare di accanimento terapeutico. L'accanimento terapeutico prolunga la vita con mezzi sproporzionati e inutili. A questo si potrebbe ribattere con la questione del diritto all'autodeterminazione. Un paese civile che si fonda anche sull'art. 2 della Costituzione non può negare un dovere ultimo di solidarietà. Da persona sana è facile rifiutare quelli che sono considerati sostegni vitali. Se ci si dovesse trovare in uno stato incosciente chi può sapere se la volontà non è cambiata ? E ribadisco, quando un medico valuta che una cura non è sproporzionata e inutile, lo Stato con la società civile hanno il dovere di garantire una vita dignitosa ai più deboli.

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