cerca

Sociologia postale

26 Marzo 2009 alle 18:00

Vado alla Posta, prendo il numerino, impreco per la fila, non solo pagare le bollette ma anche attese spasmodiche. Riti sadomasochisti. Inganno il tempo, osservo gli utenti. Conto quattordici persone in attesa della mannaiata allo sportello. Speculo sociologia applicata agli istituti postali. Di quattordici clienti tre cazzeggiano con il telefonino, dieci fissano l'apatia del vuoto in forma di numerolgia di turno, uno legge. E la vedo la signora intabarrata nel suo cappotto con in mano la sacra pagina stampata e un afflato d'orgoglio mi riempie perchè penso che forse questo paese una via di salvezza ce l'abbia. Scavalco la turba sciatta e annoiata, scarto a sinistra per evitar le tre donzelle che scaricano frammenti di noia sul cellulare e finalmente arrivo alla signora in preda a estasi d'attenzione catartica mentre con gli occhi segue il filo della parola scritta. Ti vorrei abbracciare cara signora, lei con guizzi d'intelletto emancipa i miei spiriti disincantati, ravviva la fiammella di un Italia con l'ardore del tempo investito in piaceri bibliofili. Arrivo davanti a madame, toglie gli occhi dallo scritto, rimprovera la mia presenza con frasi di pensiero, quasi atto d'accusa per aver interrotto l'incanto. Faccio per scusarmi ma lei non si cura prosegue e porta la pagina davanti agli occhi. Una copertina patinata di Novella 2000 trafigge l'ultimo anelito di catarsi. E' il mio turno, pago l'obolo allo sportello, esco. Di sguincio riosservo la signora. Da Novella 2000 è passata a Chi. Affogo la mestizia in un prepotente piatto di spaghetti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi