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Fallimenti

26 Marzo 2009 alle 08:00

"Zia comprami un cellulare nuovo". Questo ha detto mio nipote. Allora mi sono avvicinata all'aggeggio telefonico e per poco non cado dallo spavento. Spavento perchè mio nipote ha nove anni e un telefono cellulare. Spavento perchè a nove anni anni è insensato avere un apparecchio e già non bastava più quello. Il modello, dice lui, è superato perchè non scatta le fotografie. Ora questa mia per denunciare situazioni di collasso famigliare e civile, dove bambini in età pre-puberale possono rivendicare scelte che delineano panorami di assurdo. La colpa è sempre nostra che non sappiamo filtrare realtà che come turbo compressore s'abbattono sull'intelligenza emotiva dei ragazzi paralizzando il loro piano emozionale. Perchè se a nove anni l'aspirazione diventa il nuovo modello di telefono significa che il vissuto è distorto da una predatorietà possessiva sconosciuta alla mia generazione. Gli occhi di mio nipote vagano da un videogioco al telefonino, passando per internet che invece di risorse sa offrire trivialità come nessuno mai. Mancano riferimenti ai nostri ragazzi, e se allentiamo il controllo siano alla deriva della comunicazione. Mi sento fallita come zia, come donna, come persona che ha fiducia nel potere taumaturgico delle relazioni umane. Ma qui di relazioni non ne esistono, qui esiste una sverniciata di virtualità unita all'inconsistenza dell'oggettistica come fine. Sono crollata sul divano guardando mio nipote e cercando risposte, il bambino è intelligente, si farà. Però resta il disincanto di un'opera social-consumistica che sta elidendo il seppur minimo brandello di un valore.

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