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Morte take away

25 Marzo 2009 alle 16:15

Sarà anche vero (ma lo è?) che la posizione di B XVI sulla vita è spigolosa culturalmente, e politicamente scorretta (ma quale posizione articolata e seria su tematiche morali non lo è?), però è anche vero che se gli esiti ultimi della società del relativo sono la mercificazione della morte allora ben venga un riequilibrio culturale forte, e di caratura elevata, come quello espresso dal Pontefice in Africa. La Cina di tutte le relativizzazioni sull'individuo ed il suo senso nel mondo, hanno creato una catena di valore che regola le condanne a morte: non più scomodi e costosi trasferimenti dei condannati nei distretti provinciali,non più antigienici e deprimenti colpi di pistola alla nuca: oggi, la società del Niente Assoluto ha varato il pullman della morte: un pullmino asettico che preleva il condannato a morte, gli propina un'iniezione letale attraverso personale a bordo appositamente addestrato, e senza perdite di tempo, trasporta il corpo nell'ospedale più vicino per l'espianto degli organi e la loro commercializzazione. In questo inferno in terra, deprivato di sentimenti e valori e consegnato malinconicamente al nulla della mercificazione, una voce si alza chiedendo ciò che ovviamente sembra folle ai tempi e alla storia: ricordare che qualunque movimento storico, qualunque attivita' individuale, sociale o politica, deve porre al proprio centro la dignità della vita umana. Il Papa parla di rispetto del corpo nella sessualità, nella malattia, nella sofferenza, nell'economia, nel diritto al lavoro. In Cina si commina la morte a domicilio, per commercializzare in efficienza gli organi del condannato. Voi, Noi, da che parte stiamo?

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